Prima di tutto, quel tasto rosso
↑ IndiceLa prima consolle della mia vita non aveva due piatti. Era una radio con un tasto rosso. La mia storia comincia a Ottaviano, prima dei locali, prima delle locandine, prima ancora che sapessi dare un nome a quello che volevo diventare. C’era la musica e c’era il bisogno di trattenerla: una canzone passava, finiva, e io volevo poterla ascoltare ancora.
A quattordici anni le mie sorelle mi regalano quella radio. Registrare, mettere in pausa, riavvolgere: gesti piccoli che per me aprono un mondo. Le cassette diventano il posto in cui raccolgo ciò che mi piace. Ancora non sto producendo un disco e non sto preparando una serata, ma comincio a scegliere. È lì che nasce il filo che, senza saperlo, avrei seguito per tutta la vita.
Quando torno con la memoria a quel periodo, vedo anche la mia famiglia. Ha sempre creduto in me. Non soltanto nel ragazzo che si divertiva con la musica: in me, nella possibilità che quella passione avesse un futuro. Il regalo delle mie sorelle è il primo oggetto di questa storia, ma la fiducia che c’è dietro è qualcosa che mi accompagna molto più a lungo.

All’inizio non esistono bilanci, programmi o progetti da presentare. Esiste la voglia di provare, di capire come una sequenza di canzoni possa cambiare quello che si sente. La musica entra nelle giornate e prende spazio. A poco a poco smette di essere soltanto qualcosa che ascolto e diventa qualcosa su cui voglio intervenire.
Oggi, dopo trent’anni, posso riconoscere in quel tasto rosso l’inizio di tutto. Allora non vedevo la strada intera. Non sapevo che sarebbe passata da Napoli, da Positano, dalla Costa Smeralda e dalle feste nel mondo. Sapevo soltanto che volevo continuare. Per arrivare al passo successivo, però, una radio non sarebbe più bastata.
Continua · Capitolo 02Imparare con le mani
















